Mercato auto: il peggio deve ancora arrivare (parte seconda)

di Redazione Commenta


E’ da marzo 2008, che l’industria dell’auto ha cominciato a soffrire con i dati alla produzione in picchiata a dare conferma del cattivo stato dell’economia. Nel mese di agosto, la Germania, il mercato leader dell’auto e’ diminuito del 10.4%, la Francia del 7.1%, in Italia e’ precipitato del 26.4%, nel Regno Unito del 18.6% e in Spagna e’ crollato del 41.3%. La crisi finanziaria non e’, pero’, il solo problema dell’industria automobilistica: questa crisi ha portato a forti perdite, riduzioni dei margini e tagli alla produzione in un mercato gia’ alle prese con la nuova legislazione sui tagli alle emissioni di CO2.

Il segmento di mercato a soffrire di piu’ e’ quello degli SUV, la cui domanda in picchiata, ha portato a tagli nella produzione e nei posti di lavoro. A queste difficolta’ si aggiunge anche il fatto che la richiesta di aiuto per 40 miliardi di euro lanciata dall’ industria automobilistica europea tesa al fine di superare questa fase difficile e al raggiungimento degli obiettivi sulle emissioni CO2 si e’ trovata di fronte al muro del no dell’Unione Europea. E di fronte ci sono anche nuovi ostacoli visto che stanno per essere approvate nuove e piu’ stringenti leggi sui gas di scarico.

I produttori di veicoli di lusso, quali Audi, BMW e Mercedes, saranno ancora piu’ sotto pressione visto che dovranno rivedere le loro strategie per la produzione e i sistemi di trasmissione in linea con livelli di emissione pari a 120g/km entro il 2012.

Chandran e Valsan non hanno dubbi: “I produttori d’auto dovranno concentrarsi prevalentemente sulle seguenti opportunita’ di mercato: vetture a basso costo per i mercati emergenti, la domanda di vetture ecologiche e a basse emissioni di CO2. Avranno successo anche quei produttori che terranno in grande considerazione il bisogno del consumatore per il confort e la sicurezza“.

Chandran e Valsan credono che “anche se i mercati emergenti stanno reggendo bene (e specialmente Brasile, China, India e Russia), una recessione prolungata potrebbe distruggere anche il valore ora creatosi in questi Paesi. E’ evidente che nei prossimi 12-18 mesi assisteremo ad un processo di selezione naturale!

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