Bimota, un addio quasi certo

di Daniele Pace Commenta

Bimota probabilmente non ce la farà a sopravvivere, a meno di inaspettati colpi di scena dell'ultimo minuto. Svuotati i famosi locali di Rimini.

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Bimota probabilmente non ce la farà a sopravvivere, a meno di inaspettati colpi di scena dell’ultimo minuto. La famosa casa di motociclette, che tante innovazioni ha portato al mondo dei motori su due ruote, ha chiuso la sua storica sede di Rimini. A via Lea Giaccaglia 38, è stato portato via tutto, e i magazzini poco distanti, ormai contengono solo rimanenze. È la triste e probabile fine della fabbrica fondata nel 1973, che ha prodotto tra le più belle moto sportive degli ultimi decenni, e introdotto telai supertecnologici, come mai si era visto nel mondo delle moto. I fondatori dell’epoca, Massimo Tamburini, Valerio Bianchi e Giuseppe Morri, diedero un contributo enorme allo sviluppo della moto da strada come lo conosciamo oggi, ma questo non è bastato, nel crudele mondo dell’economia moderna, dove la competitività si fa con altri strumenti diversi, dall’innovazione tecnologica. E così, l’ultima nata, la BB3, non ha avuto la fortuna necessaria sul mercato, e i magazzini contengono qualche suo pezzo di ricambio, ma niente di più. Per la rivista Cycle World, il “sogno è finito”, e i dipendenti rimasti a gestire la chiusura sarebbero al massimo 4.
Purtroppo Bimota non è riuscita a sopravvivere, e da tempo langue in una situazione economica deficitaria di vendite. Era già fallita nel 2000, e rinata nel 2003 grazie a nuovi investitori che però non sono riusciti a dare continuità e forza ai progetti, tale da incrementare le vendite. Servirebbero dei nuovi investitori, e dei nuovi progetti seri, ma nessuno si è fatto ancora vivo.

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